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Eletto Grasso al senato, 5 stelle si spacca: due stelle rosse, tre bianche marzo 16, 2013

Il movimento 5 stelle non regge alla tentazione di dare all’Italia un presidente del Senato diverso da Schifani.

Dopo varie dichiarazioni conflittuali, arriva il voto che elegge Pietro Grasso. 

Prima analisi del voto.

La composizione del Senato è la seguente (in dettaglio presso il sito del Senato), come già riportato, includendo i seggi esteri:
Monti 19 – 5 stelle 54 – Grande Sud 1, PDL 99, Lega 17 – STP (sud Tiroler) 2, SVP (Trentino) 3, Valle Aosta 1 – SEL 7, PD 109
Le coalizioni maggiori si impediscono a vicenda la maggioranza e quindi nessuna elezione a quorum, ma arrivati alla quarta votazione si procede al ballottaggio tra i due più votati nella terza.
Ovvero l’ex presidente del Senato Schifani e l’ex procuratore antimafia Grasso, sostenuti da PDL e PD.
Le coalizioni, come da numeri succitati, possono contare quindi su di un totale di 117 voti per Schifani (PDL, LEGA, GRANDE SUD). E di 123 per Grasso (PD, SEL, SVP, STP, VO).
La lista civica di Monti vota scheda bianca, per decisione comune.
Il movimento a 5 stelle col suo capogruppo dichiara l’intenzione di votare scheda bianca e tenersi fuori dalla “casta”. Ma vengono manifestate individualmente parecchie intenzioni opposte, per cui alla fine si oscilla verso una “libertà di coscienza”.

Questa conflittualità non viene però mostrata in alcuna diretta streaming, nonostante vi fosse una riunione per decidere sull’importante questione, tanto importante da aver diviso la pattuglia. 
L’ex magistrato Pietro Grasso, ora presidente, col giustizialista Saviano
Risultato finale, a maggioranza semplice dei presenti:
Grasso vince con 137 consensi, sufficienti a superare i 117 consensi di Schifani. Schede bianche 52. Nulle 7. 
Pertanto Schifani prende gli esatti voti della sua coalizione di destra, mentre Grasso ne ottiene 14 dal movimento 5 stelle, palesemente e dichiaratamente diviso.
Deduzioni politiche: 
  • il presidente Grasso viene eletto con l’appoggio del movimento 5 stelle, che viene meno da subito all’unità di visione antipartitocratica e massimalista.
  • I 137 consensi lucrati da Grasso sono lontani di 21 unità dalla maggioranza legislativa necessaria al Senato per approvare le leggi e dare fiducia al futuro governo. Ne servono infatti 158 su 315.
 

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