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Femen in Piazza San Pietro, geopolitica in Vaticano. Il Toto-papa: Canadese o Italiano? marzo 13, 2013

L’isteria di “Femen”affronta a seno nudo il maschilismo millenario della Chiesa di Roma.

Ma soprattutto due parole sul toto-pontefice e qualche netta previsione, per il gusto di sbagliarla. 

Il papabile canadese di Corporeus corpora, al timone della barca durante la tempesta?

Per chi è ortodossamente credente, leggere con cautela. 

Il movimento Femen, dalle singolari origini ucraino-russe, si sta molto dedicando all’Italia.
Alle origini di questa sisterhood che prova a diffondersi per l’Europa ci sono certamente motivazioni buone a tutte le latitudini… ma sono fermamente convinto che la molla scatenante sia da rintracciarsi nella società slava.
Pur nelle loro notevoli differenze i paesi dell’area slava sono quanto di più conservatore possa immaginarsi. Potentemente omofobi, cospicuamente maschilisti nelle manifestazioni pubbliche e nelle relazioni sociali, nascondo una dimensione femminile al tempo stesso assai compressa, eppur assolutamente dominante nella sfera privata. Con tratti di violenta aggressività.
Femen dell’est
La strumentalizzazione dell’attrattiva sessuale, che fa della donna consapevole oggetto ossessivo di interesse maschile, è presso quei paesi ancora più marcata che nel nostro. Ed è tutto dire. 
Senza addentrarmi nella materia, come sempre assai scivolosa quando si viene a trattare di sociologia, società e differenze tra le nazioni ed i sessi (per chi non c’era posso suggerire un paio di post su Corporeus corpora che hanno scatenato il finimondo) scrivo qui per dire che le scene di violenta isteria (anche loro a forte tipicità), riservate da queste attiviste in disabille a numerosi contesti della contemporaneità europea, sono da riferirsi molto più alla matrice culturale e sociale ed alla politica dei paesi di provenienza che alle argomentazioni genericamente pacifiste e femministe accampate: proprio l’Ucraina risulta l’unico paese dell’est ad aver avuto una presidentessa donna, Julia Timoshenko, ora in prigione
Nella realtà contemporanea italiana, molte donne non solo hanno conservato l’assoluta supremazia nella sfera privata ma si sono affermate, a torto od a ragione, nella sfera pubblica, rivestendo ruoli di tutto rispetto. La particolare virulenza isterica del situazionismo di Femen, pertanto, mal si attaglia al nostro paese. Ed a molti altri. Anche tralasciando le motivazioni più profonde di tale singolare movimento.
Ciò non toglie che Silvio Berlusconi, oggetto di recenti attenzioni a seno nudo (che possiamo peraltro ipotizzare non del tutto gli siano state sgradite …), si presta bene nella parte di imputato numero uno del sessismo internazionale, col suo bunga bunga, le minorenni, la corte di nani e ballerine. 
Amico di Putin, del resto.
Alla stessa maniera, obiettivo del tutto naturale è il Vaticano, che non fa sposare i suoi preti (i quali fanno voto di celibato – e non di castità, attenzione, a differenza dei monaci…), che impedisce alle donne di dire messa, di accedere alle alte sfere ecclesiastiche, che professa la fede in un Dio “maschio”, sia nel cielo che sulla terra.

Oggi infatti abbiamo avuto l’invasione di due attiviste in piazza San Pietro… cosa abbiano ottenuto bene non si sa, se non l’attuazione del detto evangelico “vestire gli ignudi”… perchè la Chiesa è in questi giorni in tutt’altre faccende affaccendata.
Lo Spirito Santo molto probabilmente non è apparso in veste di giovane donna furente e scarmigliata, come le scritte sulla “femen” volevano suggerire… ma è anche difficile ipotizzare appaia all’interno delle scelte geopolitiche di quella grande costruzione umana e millennaria e internazionale, ecumenica appunto, che chiamiamo Chiesa apostolica romana, quando si tratta di decidere il nuovo Papa. Ovviamente chi ha fede riterrà che le vie del Signore sono infinite, ma tant’è…
Gregorio VII, Ildebrando di Soana
Il precedente e vivente Benedetto XVI sarà del tutto influente sulla nuova nomina, così come già lo fu su quella del di lui predecessore e sulla sua medesima, un nuovo Ildebrando di Soana che meriterebbe trattazione separata.
Dalla sua scelta possiamo però intanto dedurre che il tempo necessario ad imprimere al Vaticano la svolta che a suo parere necessita esula il tempo della sua vita terrena: altri dovrà proseguire a guidare il vascello, avendo a disposizione più forze e più anni.
L’età del prossimo pontefice, pertanto, non potrà essere di molto superiore ai 70 anni. Forse anche leggermente inferiore. E questo limita un bel pò il numero dei veri papabili. 
Ma, al di là di ciò, possiamo esser sicuri che delle molte tematiche e difficoltà che la Chiesa ha oggi da affrontare nello scenario globale, ce ne sono di certo almeno tre di primissima rilevanza.
La prima riguarda la riforma della Curia romana, che con tanta evidenza ha generato intensa conflittualità durante il pontificato di Ratzinger.  E ancora ne genera, ben oltre le vicende del famoso maggiordomo/agente segreto Gabriele.
La seconda riguarda il cortile del Vaticano, la sua immediata dependance… ovviamente l’Italia, dai tempi del primo luteranesimo vissuta come ultima trincea del potere temporale dei Papi.
La terza riguarda i rapporti con l’Impero.
L’Impero??? Voi direte… ma siamo mica nel medioevo? Beh, direi di si.
Per il Vaticano è sempre medioevo. E anche per l’Impero, appunto… ovviamente quello americano.
Del resto, anche le accuse, ovviamente fondate di pedofilia, pederastia e nascondimento di esse, se le cercaste con attenzione le trovereste anche nei secoli precedenti, ampiamente reclamizzate da polemisti imperiali e regi… Visto che così è occorso, vediamo un pò che prospettive si aprono nel conclave.
E’ molto probabile che il Vaticano abbia creduto, almeno in parte ed insieme a tanti, che gli Stati Uniti stessero vivendo un momento di grande debolezza, dall’undici settembre a seguire… un mondo in fiamme che svenava le loro forze economiche e militari, mentre i nemici di sempre, uniti ai nuovi, si facevano sempre più agguerriti e minacciosi.
Dalla Russia alla Cina, dal Venezuela alla Libia, dall’Iran alla Corea del Nord. Notare che l’Italia di questi ultimi 30 anni è entrata via via sempre più nell’orbita di questi ultimi e la Germania non è esente affatto da tali pericolose simpatie …
La verità è che il gigante americano è caduto in piedi: grazie ad un insieme di condizioni privilegiate, di efficienze e vantaggi tecnologici detta ancora legge nel globo adesso e ancora per un pò. A torto o a ragione, con la carota o il bastone.
Il rapporto con il capitalismo liberista, di matrice protestante, e tendenzialmente indifferente alla metafisica cattolica, è sempre stato difficile. Una momentanea unione si trovò allorchè c’era da affrontare il comune nemico comunista… perniciosissimo per ambedue le potenze (che tale il Vaticano è…). Ma, una volta sconfitto ideologicamente ed economicamente, anche grazie ad un certo Papa polacco che non a caso rischio di lasciarci le penne, le due visioni divaricate del mondo hanno ricominciato a darsele…
Il Vaticano a dire mal del materialismo, ma senza esagerare… e gli Stati Uniti a tirar fuori un sacco di argomenti, tra cui troneggia la pedofilia, che hanno messo sul lastrico le diocesi di mezza America… 
La verità è che però il mondo anglosassone ha annacquato molto la sua identità religiosa, par motivi che non staremo qui ad elencare. E quindi ha bisogno di un Dio per cui combattere, che conti ancora qualcosa sulla terra… i popoli non vanno mai in guerra senza divinità. Si sentirebbero orfani… e ad un Allah deve sempre corrispondere un Geova…
Dal canto suo il Vaticano ha bisogno di uscire dal mare tempestoso degli scandali, della finanza che Marcinkus tessè 40 anni fa, ha bisogno di un forte alleato nei molti paesi in cui è minacciata… ha quindi bisogno dell’Impero…
Marc Ouellet, il nostro vero papabile
Ma poichè troppa confusione di ruoli fa male, come la storia ha più volte insegnato, ciò non mi porta a concludere che il prossimo papa potrebbe essere statunitense. Anzi.
Tenderei ad escluderlo. Troppo potere condensato, troppi scontenti (per primi i vassalli sudamericani) sugli altri fronti… però è assai probabile si scelga tra i cuginetti meno minacciosi.
Un papa canadese non stonerebbe, vicino ma non troppo. La controindicazione sta tutta nella storia di non grande tradizione di quella nazione, pur a chiara maggioranza cattolica
Il cardinale canadese, poi, possiede in effetti tutti i requisiti necessari. Ha meno di settanta anni, ha matrice più che internazionale, è nato in una paese nordamericano ma nello stato francese, il Quebec, quindi capace di interagire con Francia (esposta in Africa anche a protezione del cattolicesimo). Per di più ha speciali relazioni con il sud America, il continente più osservante del mondo, avendo lì insegnato e avuto responsabilità da pastore. In più è un discreto intellettuale e grande amico e discepolo del Papa emerito. Nonchè conoscitore e conosciuto dalla Curia romana, conservatore, persino presidente della congregazione per i vescovi,
Marc Oullet è il candidato più forte, secondo Corporeus corpora.
Il cardinal Scherer, contendente
E’ possibile la scelta antagonista? un papa sudamericano, comunque tra i favoriti: Il cardinale Brasiliano Scherer… ma al di là del suo personale valore (e della vicinanza, ad esempio, ai neocatecumenali, poco amati dal predecessore) l’elezione di un papa Sudamericano sarebbe uno schiaffo assai forte all’Impero, che proprio in questi anni deve far fronte ai grattacapi di un sudamerica ribelle alla dottrina Monroe. In più detiene posizioni di grande responsabilità nello IOR e in generale nella gestione economica del Vaticano. Una posizione al momento assai scomoda.
Lo riteniamo assai poco probabile quale futuro Papa. Ancor meno l’ultimo Gesuita, Bergoglio. Grande carisma, grande pastore. Ma già anziano, di ambito troppo argentino, nonostante le chiare origini italiane. Come del resto Sandri, altra berretta rossa argentina.
Per non parlare di Maradiaga, cardinale dell’Honduras, il quale dichiarava 10 anni fa che:
Maradiaga dall’Honduras
le vere armi distruttive di massa che stanno minando l’umanità sono la povertà e l’ingiustizia, che bisogna ripensare il diritto internazionale e i paesi più piccoli, per esempio dell’America Latina non possono negoziare come i vassalli di un impero.

E abbiamo liquidato la questione sudamericana, con buona pace della teologia della liberazione, peraltro avversata da Benedetto XVI.
Infine, dobbiamo tornare di corsa qui in Italia. La situazione del paese è grave ed anche i prelati temono di trovarsi il popolo sotto le sacrestie, per colpa di quegli insulsi burattini di politici che pure loro stesso hanno scelto e formato… ma che davvero non si sono mostrati all’altezza.
Il Vaticano sa per esperienza che un Gioacchino da Fiore, per non dire Cola di Rienzo, non sono casi impossibili, in tempi di crisi, ignoranza, violenza e incertezza…  capirete bene che un Papa straniero avrebbe da farsi guidare nella soluzione di questi infernali nodi gordiani della società e della politica italiana (oltrechè della curia) e potrebbe avere dei tentennamenti, crearsi un vuoto di potere… ecco che qui salta fuori prepotente la supposizione di un Papa italiano. Che abbia polso nella curia, nel paese, nelle istituzioni finanziarie vaticane, la cui testa è di certo nel belpaese.
Il problema è trovare qualcuno non senile, con carisma internazionale, che prosegua la linea di Ratzinger ma non sia inviso a troppi, tra gli italiani … impresa non agevole.
Purtuttavia la candidatura italiana resta pur sempre l’altra scelta che considero probabile.
Chi tra gli italiani? 
Angelo Scola, troppo lombardo (e politico)?
Essenzialmente 3: Angelo Scola, Gianfranco Ravasi e Mauro Piacenza. Tarcisio Bertone, uno dei 4 salesiani presenti, proprio a causa del grande potere sinora gestito e delle dispute curiali derivanti, lo escludiamo a priori, perchè troppo di fazione.
Tutti assai vicini a Benedetto XVI. 
Ma qui le somiglianze finiscono. 
Scola ha un cursus honorum legato alle esperienze pastorali nella maggiori diocesi italiane, Venezia, Milano. E’ legatissimo a comunione e liberazione, quale discepolo di Don Giussani. E’ per così dire uomo d’azione. Ma su di lui pesano le recenti inchieste milanesi, i rapporti molto stretti con la politica locale e nazionale. In un certo senso sarebbe candidato gradito a Berlusconi. Per nulla gradito al temibile prete antiberlusconiano, Don Capitani.
Infine pesa anche una notazione storica. Ben 3 papi negli ultimi 100 anni sono di area lombarda e ben 7 del nord Italia, come potete vedere in questa galleria. Forse un pò troppo per lo Spirito Santo presceglierne un quarto (o ottavo). 
Per Corporeus corpora un favorito non troppo favorito e privo dell’appoggio completo dei cardinali italiani, che potrebbe dividersi, in favore di Scheler, già citato. 
Ravasi, intellettuale poco Pastore …
E di Mauro Piacenza. Quest’ultimo non ha la storia importante di nessuno dei già menzionati… e proprio per questo potrebbe alfine risultare accettabile, come la storia della chiesa insegna. 
Discepolo del cardinal Siri, di certo non è troppo amato dal clero di cui è oggi sommo prefetto.
Potrebbe iniziare a prender piede se Scheler non passa e c’è troppo equilibrio. 
Infine Monsignor Gianfranco Ravasi. Un fine intellettuale-cardinale, gentile, suadente, molto attento alle moderne tecnologie e media, insigne biblista e accademica, ha rilevato proprio da Piacenza la guida culturale e artistica della Chiesa. Ma con nessuna esperienza internazionale e di guida pastorale. Mai parroco, mai vescovo. 
Se non da Cardinale. Assai difficile possa essere eletto Papa in questo momento storico. 
Ma in realtà non crediamo molto a queste soluzioni.
E nemmeno a quella legata al cardinale teologo Peter Erdo, primate d’Ungheria e presidente dei vescovi europei. Figura di alto e impenetrabile profilo, per ragioni storiche e geografiche si presterebbe molto al dialogo ecumenico con ortodossi ed ebrei. Ha anche buon rapporto con la chiesa Africana. Ma non riteniamo che al momento siano queste le priorità del Vaticano.
Anche lui buono per tempi di pace, meno lo sarebbe in tempi di guerra. Come gli attuali. 
Capitolo finale, tutto a sè, per sua eminenza Appiah Turkson, il cardinale del Ghana.
Manifesti per Turkson – “Caput Niger”? Non crediamo…
Al di là della epocale svolta, impensabile, che egli avrebbe a rappresentare; al di là della profezia di Malachia e delle sue interpretazioni; al di là dei suoi forti accenni iperconservatori; al di là dei manifesti apparsi a suo sostegno qui e là nella capitale, la berretta rossa africana avrebbe un enorme daffare a svolgere i compiti che abbiamo ipotizzato essere i primi nell’agenda del pontefice: la riforma della Curia Romana, la gestione dell’intricato ginepraio italiano, i rapporti con gli Stati Uniti che non so quanto abbiano apprezzato le sue posizioni su di una banca mondiale unica e sull’uso del profilattico. Centrerebbe invece il corso degli eventi sulla questione apertissima dello scontro tra cattolici e musulmani, come sempre a matrice tribale ed economica (Gruppi etnici diversi, religione diversa; acqua disponibile…), che si svolge adesso in Africa. Cosa che non credo sia desiderata. Ricordiamocelo pertanto per il sorriso sincero e fiducioso. 
Malachia al momento può aspettare:
In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis.

Ite, Papa est. 
P.s. per chi volesse approfondire di persona le figure dei cardinali, la loro provenienza e ordinazione, qui il link al notevole e completissimo sito
 

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