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Fermare il Declino: Zingales lascia Giannino per difetto di Master? Qui si pensa a ben altro… febbraio 18, 2013

Tra moglie e marito …

Riporto un intervento sull’abbandono clamoroso di Luigi Zingales, che imputa a Giannino carenze di trasparenza ed onestà intellettuale. 

Intervento postato sul sito di Fermare il declino.

Il video incriminato “del master di troppo”, estratti dell’accusa/abiura di Zingales, “tutti gli stronzi con Montezemolo”. Chi di curriculum ferisce, di curriculum perisce: le nostre considerazioni sul presente ed il futuro di FilD. 

E la video perfidia del cavaliere, che in Lombardia ci mette subito il dito.

Considerazioni in tempo reale sulla vicenda Giannino – Zingales (con dichiarazione di quest’ultimo citata per lungo estratto):
Interrompo il silenzio cui mi sono confinato da qualche settimana, allo scopo di non arrecar danno alla lista FilD ed al vigore dei suoi sostenitori, essendo l’una e gli altri per molti versi più che meritevoli, con un programma di cui ero e rimango un sostenitore, pur contestandone la debolezza “politica”.
Che la politica non è certo solo economia, ma un insieme di interessi interconnessi da governare, inanellati fra loro. Non ripeterò le mie litanie sull’impossibilità di fermare il declino senza arrestare la deriva culturale di questo paese, schiavo del Vaticano e di tutti i poteri forti, i quali da secoli giocano sulla matrice familistica amorale dei cittadini e la loro incapacità di concepire interesse collettivo e meritocrazia, accarezzandone tutti i lati più “medioevali”: finchè immagineremo che la nostra influenza privata può far guadagnare al parente deficiente posizioni che non gli spettano, andremo ben poco lontano. Finchè non capiremo che dagli asili nido dipende la fortuna o meno delle scelte sulla mobilità del lavoro, non avremo colto l’essenziale. Pur con tutte le migliori intenzioni, da me condensate nel “mito del buon CEO”, degno di finire tra gli idola baconiani, ci sarà sempre precluso ogni sviluppo.
Chi vuole approfondire, ma non so se augurarlo, troverà moltissimo nei miei precedenti interventi.
Passiamo al motivo per cui scrivo: la frase di Giannino e la reazione di Zingales. Cominciamo dal significante, per passare al significato.

Ho ascoltato e riascoltato il passaggio incriminato: pare proprio che Oscar dica : “… dove HO preso il master”. Risulta del resto assai improbabile che una volta che si affermi, come lui fa, che Zingales a Chicago insegna, si abbia alcuna necessità di aggiungere che lì ha conseguito anche un master. Ritengo pertanto che Oscar si sia attribuito in effetti un titolo di troppo.
Giudicate voi:
Di fronte a tale affermazione, a quanto pare inesatta, contenuta a detta di Zingales e di altri anche su fonti internetiche, incluso l’istituto Bruno Leoni (da sempre casa di Oscar), la reazione del cofondatore è stata durissima, senza nulla concedere al momento elettorale.
Una bella manifestazione di onestà intellettuale, parrebbe. E dico parrebbe perchè in politica, come ho spesso qui scritto incontrando l’ostilità di molti puristi/neofiti, la mano non si mette sul fuoco neppure per gli amici più cari. Come appunto questa vicenda evidenzia.
Ad esempio, una futura prossimità di Zingales al PDL potrebbe risultarmi assai indigesta.
Oscar a Taranto parlò di un certo Samorì, destinato dal cavaliere a fargli le bucce, ad essere la sua ombra… e oggi invece le vedo fare da Zingales. Come sempre mi tocca fare l’avvocato del diavolo. Ruolo odioso, che ricopro per carenza di altri che se ne assumano il compito ingrato e indispensabile… sino ad un mese fa c’erano Maloberti, Finotto… non so se continuino a venir qui. Francamente lo spero per tutti.
Ma torniamo al caso nostro. Riporto qui parte della dichiarazione di Zingales, che Oscar fa assai male a non inserire in calce alla sua risposta. Colmo la lacuna, parzialmente:
È con una disperazione profonda che ho rassegnato le mie dimissioni da Fare per Fermare il Declino. Dopo aver avvisato i vertici ieri, lo faccio oggi in modo pubblico, perché ho trascinato molte persone in questo movimento e mi sento in dovere di spiegare loro le ragioni della mia scelta. Io credo nella trasparenza, anche in queste scelte.
Non mi dimetto certo perché sono in disaccordo con le proposte di Fare. Sono fiero della campagna elettorale che è stata fatta e ringrazio Oscar Giannino, Michele Boldrin, e tutti quanti per l’enorme sforzo che vi hanno dedicato. Credo fermamente nelle idee che abbiamo portato avanti insieme. Ma ho sempre pensato che anche le idee più sane abbiano bisogno di gambe sane. (….) Per cambiare l’Italia c’è bisogno anche di rigore nel metodo: onestà, trasparenza, ed accountability, che significa che tutti, a qualsiasi livello, devono rendere conto agli altri del proprio operato. Purtroppo negli ultimi giorni mi sono reso conto che questi tre principi non sempre si applicano al vertice di Fare. Dopo aver provato, per quattro giorni, a fare di tutto per cambiare le cose, non mi resta che una via di uscita: dimettermi.
I fatti sono i seguenti. Quattro giorni fa, per caso, ho scoperto che Oscar Giannino ha mentito in televisione sulle sue credenziali accademiche, dichiarando di avere un Master alla mia università anche se non era vero. Anche la sua biografia presso l’Istituto Bruno Leoni ora prontamente rimossa riportava credenziali accademiche molto specifiche e, a quanto mi risulta, false. Questo è un fatto grave, soprattutto per un partito che predica la meritocrazia, la trasparenza, e l’onestà. Ciononostante, il fatto per me ancora più grave è come questo brutto episodio è stato gestito. In una organizzazione che predica meritocrazia, trasparenza, ed onestà, la prima reazione avrebbe dovuta essere una spiegazione di Giannino ai dirigenti del partito, seguita da un chiarimento al pubblico. Invece Oscar si è rifiutato, nonostante io glielo abbia chiesto in ginocchio. (…)
Per fortuna Fare non è solo Oscar Giannino. Ci sono decine di migliaia di attivisti fantastici che stanno lavorando sodo per cambiare l’Italia. Il mio cuore è con loro. (…)
Mi auguro che dopo le elezioni Fare si trasformi, come promesso, in un partito democratico, in cui tutti, a cominciare dal leader, siano accountable delle loro azioni e ci sia tolleranza zero per certi atteggiamenti. (…)
Fare rimane la proposta politica migliore in questo momento molto difficile. Per questo voterò Fare. Ma, lo farò turandomi il naso, come il meno peggio, non con la passione con cui finora avevo abbracciato questo progetto. Mi auguro che dopo le elezioni Fare si trasformi, come promesso, in un partito democratico, in cui tutti, a cominciare dal leader, siano accountable delle loro azioni e ci sia tolleranza zero per certi atteggiamenti. Solo così Fare potrà evitare di degenerare nel solito marciume politico italiano. Anche la Lega e Forza Italia erano cominciate con grandi ideali: guardate come sono finite. Speriamo che a Fare non tocchi la stessa sorte.

Bene, Zingales dice anche altro. Ma penso possa bastare.

Mi duole farvi notare che le conlusioni di Zingales sono le medesime a cui ero arrivato tempo fa.
Non a caso pubblicai una lettera aperta (infinite visite, poche risposte, nessuna dalla dirigenza) rivolta a FilD, in cui molte tematiche venivano affrontate:   
http://corporeuscorpora.blogspot.it/2013/01/domanda-pubblica-ai-fondator…

A cominciare dalla scelta paradossale dei candidati, fondata su base curriculare. A parte che in una nazione demeritocratica non è plausibile come criterio… pensate a chi sono affidate le grandi imprese pubbliche, la grandi banche, gli enti locali, le partecipate, il condominio di casa vostra… e che quindi questa cura omeopatica lascia il tempo che trova, perchè chi ha navigato nel declino è di certo la persona meno adatta a provi freno (ricordate il super titolato leguleio Serravalle e la povertà delle sue argomentazioni se confrontate con quelle di alcuni commentatori di questo sito), credo che questa ossessione “elitaria” di FilD, questa passione per i proclami di appartenenza all’establishment italiano ed internazionale che riempiono le parole di tanti fondatori (ed anche del Giannino andato in onda su La Repubblica, nel video/pietra dello scandalo), contro cui mi scontro dall’inizio, proponendo un’alleanza con i gandhiani radicali quale soluzione pronta e disponibile (rifiutata, secondo Oscar, per i motivi che troverete qui : http://corporeuscorpora.blogspot.it/2013/02/giannino-taranto-qualche-fot… ), abbia tracimato a tal punto nella stessa psiche della direzione di FilD da emergere prepotentemente in questa occasione:
A furia di parlar di titoli altrui, di dimensioni internazionali altrui, Oscar consciamente o inconsciamente si sarà voluto porre alla pari, avrà sentito la pulsione inconfessabile di giustificare un ruolo che era del tutto già suo, per meriti indubbi, con qualche titolo internazionale di troppo.
Come vedete, il problema ritorna alle origini: Oscar, sei il leader di fermare il declino perchè ne hai le qualità e la statura (crediamo), non perchè hai vinto concorsi!!! Lo stesso andava detto per i candidati … andavano visti, selezionati, scelti in un congresso, non via mail e per curriculum. Il diavolo fa sempre e solo le pentole… il coperchio poi non si trova mai e quelli che si adattano allo scopo saltano, come è appunto successo. Chi di curriculum ferisce, di curriculum perisce…
Stabilito, a mio giudizio, il perchè dell’affermazione avventata di Oscar, lapsus freudiano o meno, la reazione improvvisa di Zingales è sorprendente. Tralasciando la luciferina possibilità che il male elettorale di FilD sia un bene personale per Zingales, cosa che badate bene mi guardo dall’affermare, ma nella mia onestà intellettuale non posso che mettere nel novero delle improbabili possibilità di cui si nutre la politica, non resta che da immaginare che i risentimenti di Zingales, contrariamente a quanto lui dica, siano di lunga data.
Quando afferma ad esempio
Per questo voterò Fare. Ma, lo farò turandomi il naso, come il meno peggio, non con la passione con cui finora avevo abbracciato questo progetto. Mi auguro che dopo le elezioni Fare si trasformi, come promesso, in un partito democratico, in cui tutti, a cominciare dal leader, siano accountable delle loro azioni e ci sia tolleranza zero per certi atteggiamenti. Solo così Fare potrà evitare di degenerare nel solito marciume politico italiano. Anche la Lega e Forza Italia erano cominciate con grandi ideali: guardate come sono finite. Speriamo che a Fare non tocchi la stessa sorte.
Non fa che dire quel che gente come me e Maloberti e altri hanno sostenuto molto a lungo. Motivi essendone, appunto, la scelta oscura dei candidati, la presenza di parecchia DC occulta, il non rispondere mai alle obiezioni e sinanche alle proposte generate dal sito, la non dialettica tra base e direzione, i pessimi esempi di promozione politica ideati da pessimi direttori di campagne elettorali (flash mob da 20 partecipanti inclusi), il non aver fornito supporto adeguato ai candidati, il non aver considerato la specificità del sud. Insomma, la mancata vitalità, la mancata partecipazione, la mancata trasparenza, la visione parziale del problema Italia. Che si tradurranno immancabilmente in mancati voti e consensi. 
Ma anche in liti: Quando si legge “mi auguro che dopo le elezioni Fare si trasformi, come promesso, in un partito democratico”, non è certo solo perchè Oscar ne ha sparato una o due in tv, checchè il professore di Chicago ne dica. Ma per tutto quel che abbiamo visto e sentito in questi mesi, appena citato.
Riccardi e Montezemolo leaders ecumenici degli stronzi ??? Per Zingales si!!!

Inclusi i vari tentativi di avvicinamento a gente come Montezemolo (devoto di Sant’Egidio), di cui Zingales (con tutta la mia simpatia) riassume la qualità politica in questo brevissimo video che vi inserisco, che devono avergli dato l’orticaria e messo duramente a prova la pazienza, oggi definitivamente e simpaticamente persa (a danno del Cordero):

Le stesse parole di Luigi Zingales ci dicono che attualmente FilD non sia come dovrebbe essere, cioè trasparente e democratico. Che ci sia cioè da sperare nel futuro.
La dicotomia da me rilevata mesi fa fra la carica “rivoluzionaria” necessaria a riformare un sistema incancrenito – cui non basta nemmeno per idea il bonus vir, amministratore delegato onesto, con le idee chiare e corte – ed il desiderio di essere e sentirsi “establishment” o rassicurante per esso (e l’ipotetico target elettorale voluto), ha prodotto oggi uno dei suoi inevitabili apici negativi.
Gli errori si pagano.
Torno al mio silenzio, fermo restando che pubblicherò quanto qui scritto.
Augurandomi di poter partecipare in futuro ad un congresso in cui emerga il positivo ed il negativo e si consenta la crescita di un partito sano, libero dalle ossessioni e dalle modalità politiche della seconda Repubblica che in parte abbiamo purtroppo visto replicare, ad onore dei suoi leader, con o senza curriculum, e soprattutto di una base che non merita di essere nuovamente ingannata, sia pure per buoni fini. Come Zingales appunto grida oggi, turandosi il naso.
… il cavaliere ci mette subito il dito!
P.s. Non posso trattenermi dal mostrare questo intervento, molto preoccupante… ecco che quell’immenso venditore di tappeti che è il cavaliere, lui si maestro di comunicazione – e senza, che piaccia o no, non si vince in democrazia universale – coglie la palla al balzo… con tale tempestività da lasciarmi qualche perplessità, già spiegata, sul tempismo di Zingales.
Ad ogni modo, una pagina nera per un partito così giovane. Una terribile arma in mano ai suoi nemici.
Ma mi auguro anche sia una spinta a fare un congresso decente, ad allargare a forze che compensino e mitighino e allarghino la base elettorale e le tematiche.
O così o kaputt.

P.s. Il “ben altro” non era sufficiente. Il complesso accademico di Giannino investe ahinoi anche le sedicenti due lauree, economia e diritto:

 http://news.panorama.it/politica/elezioni-2013/oscar-giannino-master-chicago-laurea

Ci troviamo di fronte ad una vera nevrosi, compulsiva. La nostra vicinanza umana va all’uomo.
Ma il disastro causato è un’ennesima caporetto del liberalesimo italiano, di cui non c’era davvero bisogno.
Eppure le energie smosse dal politico Giannino, curricula o meno, rimarranno, se saremo capaci di canalizzarle adeguatamente.

Personalmente avrei preferito infinitamente la pubblica ammissione che avevo così pubblicato, sempre su FilD. Da riarrangiare con le nuove, ancora più clamorose, menzogne.
Forse, con la forza della sua debolezza, ciò avrebbe consentito quantomeno di arrivare all’indispensabile, prossimo congresso. Senza perdere a pochissimo dalle elezioni l’unico portavoce e volto noto del partito. E del programma che c’era dietro, di cui ormai nessuno parlerà più. 
Quale danno maggiore…
Ecco qui il comunicato simulato. Che tale è rimasto.


” Cari amici, cari sostenitori, sconosciuti, italiani… 

non so che mi è preso. Ho detto il falso… mi sono ascoltato e riascoltato… quel dire a mezza voce, quel master che non ho…
Perchè? perchè? Sono giorni che provo a spiegarmelo…
Forse avrei voluto prenderlo davvero un master lì… bellissimi posti, efficienti, tutto il mondo intorno, parchi, attrezzature, tanti giovani, tante biblioteche, tante speranze… altro che Torino😦 … e invece ci sono potuto andare solo da grande, ad imparare meglio l’inglese.
Ma la mia estrazione, seppur sanissima e dignitosissima, “nobile” in senso guinizelliano, assoluto, non mi ha consentito questo. Anche se ero il migliore, il più acuto, il più meritevole. Colpa anche della mia nazione di merda, che non dà borse decenti e per tempo. E costringe i meritevoli ad una barbara lotta per la sopravvivenza.
In america ci arrivano solo gli Zingales, con mezzi familiari, ad impratichirsi ed incattivirsi oltre oceano. E buon pro gli faccia.
Quanto però l’avrei voluto… Forse per questo, forse per questo…
Lo so, ho sbagliato. Non ho scusanti, se non l’essere di carne, l’essere imperfetto… mi sono sfuggito di mano. E fa male il solo pensarlo.
Ma devo dirvi anche che non mi sento da meno di nessuno: della mia estrazione sono fiero. Degli insegnamenti che ho ricevuto. E della mia vita, che mi son fatto da solo in un paese tanto ostile all’homo novus… Sono orgoglioso delle relazioni importanti che io mi son consentito. E della mia poliedricità. E dei miei begli abiti. E della forza con cui, persino adesso che tanti su cui contavo mi hanno abbandonato, ancora combatto. Last but not least, della stima che tanti di voi hanno in me.
La purezza in politica non esiste, come nella vita. Il politico non è un santo, è un uomo. E come tale sbaglia. I curriculum non sono tutto, anzi.
E vale anche per voi, che ho selezionato per mera fretta su basi inadatte.
Anzi, tutto è stato fatto di fretta, dai fondatori, dalla direzione, dai sostenitori. Tutto tranne il programma. Il programma che è la nostra specificità, la nostra forza.
In nome del nostro programma, che sarà ancora più nostro dopo il congresso che avverà in data XXX; in nome della direzione, che finalmente sceglieremo davvero, emendandola dai soli, inerti curricula, rinforzandola con chi riterremo meritare, scegliendo il più adatto per i tanti ruoli che serviranno; in nome del nostro e vostro impegno; in nome dei figli e nipoti ai quali non vogliamo ripetere l’orrido lascito dei nostri genitori e nonni; in nome della battaglia sacrosanta contro la conservazione necrofila che impera da noi, augurandomi che altre forze sane vogliano unirsi a noi, e noi a loro, per vincere; in nome di questa bella penisola, accettate le mie scuse più sentite.
Ho imparato la lezione, Luigi Zingales. Impara però anche tu che si deve aver rispetto per le migliaia di sostenitori che ci hanno seguito e dato carta bianca in questa avventura. E rispetto è non solo difendere un principio sacrosanto, che ho violato e me ne dolgo. Ma anche controllarsi per il bene comune. Non solo mio, non solo tuo. Ma di tutti. Rileggi “Il principe”, forse aiuterà.
Proseguiamo insieme il cammino tenendoci per mano, sollevando chi cade, basta che non finga di essere rimasto in piedi, come pure ho avuto la tentazione di fare anche io.
Stringiamo i denti in questi giorni finali, rimandiamo le accuse al mittente di chi le strumentalizza.
Mi riterrò personalmente responsabile dei danni elettorali causati dalla mia sconsideratezza. E ve ne darò conto al congresso. Ma non ora, lasciare adesso, io che sono il nostro unico volto davvero noto. Farei danno a tutti, per mostrarmi all’altezza della integrità altrui. Lo farò quando ciò non aggiungerà danno a danno. Mi auguro capirete.
Ma ora sursum corda, compattiamo le fila, giochiamo le nostre carte fino in fondo.
Le mie più sentite scuse, i miei più cari saluti, il mio più grande rispetto.

Oscar

 

 

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