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ILVA, Corte costituzionale: depositati i ricorsi incidentali del GIP. Esclusiva Corporeus corpora!. febbraio 1, 2013

Dai vaticini di Numa Pomilio, primo Pontifex maximus…

Ultim’ora: 

notizie di prima mano dalla Corte costituzionale (fonte confidenziale di Corporeus corpora).

Le due nuove ordinanze – ricorso, prodotte dal GIP Patrizia Todisco, volte a suscitare giudizio di legittimità costituzionale riguardo al decreto “salva-ILVA” ed alla legge di conversione del medesimo, sono state depositate presso la cancelleria dell’alta Corte.

Finalmente sappiamo qual’è l’articolo che consente la riduzione delle tempistiche processuali presso la Corte.

 

Ancora il 30 gennaio 2013, il sito più aggiornato sulla questione, Youreporter, scriveva che
Per il 13 febbraio è stata fissata la camera di consiglio in cui si deciderà sull’ammissibilità del conflitto sollevato dai pm di Taranto, nei confronti del governo, relativo al decreto “salva Ilva”.
La Corte, invece, non ha ancora ricevuto, “ma solo letto sui giornali”, che è in arrivo un altro conflitto sulla legge di conversione e un giudizio incidentale sulla legittimità della legge.

Grazie a fonti dirigenziali interne all’alta corte, siamo in grado di rivelare che le ordinanze relative ai ricorsi per legittimità costituzionale emesse dal GIP di Taranto non sono più a conoscenza solo tramite “giornali”, poichè sono state depositate presso la cancelleria della Corte costituzionale. 
La prima il pomeriggio del 30 Gennaio. La seconda stamane.

Sono state pertanto iscritte nel cosiddetto “registro preliminare” della cancelleria, nell’attesa di essere iscritte nel registro definitivo, dopo le brevi formalità del caso.
Dall’iscrizione nel registro definitivo partiranno i termini del nuovo giudizio, primo adempimento essendo la richiesta di pubblicazione urgente presso la gazzetta ufficiale. A seguito di ciò, il tempo minimo per poter fissare l’udienza di merito è venti giorni.
Ci attendiamo che, pertanto, l’alta corte renda nota tale data per gli inizi di Marzo.
E’ il caso di specificare che l’udienza del 13 Febbraio è rivolta, invece, unicamente ai conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato. Due ricorsi sono stati presentati distintamente anche in questo caso, ma verranno esaminati unitariamente nella detta udienza.
Lo scopo dell’udienza è valutare l’ammissibilità del ricorso e la legittimazione della parti. Ovvero se esse siano o meno “poteri dello Stato”.
Vi sono “ben pochi dubbi in merito”, fa sapere la fonte confidenziale.
Riassumendo per i non addetti ai lavori, vi sarà un giudizio costituzionale per conflitto di attribuzione tra Governo (decreto), Parlamento (legge) da un lato e magistratura dall’altro. 
In cui si giudicherà se Governo e Parlamento avessero i poteri per decretare e legiferare come fecero. Alla luce della Costituzione.
E ve ne sarà un ulteriore, che segue iter diverso e tempisitiche diverse, per anticostituzionalità delle norme contenute nei medesimi testi, decreto e legge. 
In cui si valuterà, invece che del potere in base ai quali gli atti normativi sono stati promulgati, del possibile contrasto tra norme specifiche del decreto e della legge di conversione, rispetto alle norme specifiche della Costituzione. Indicate in dettaglio nelle ordinanze-ricorso del GIP.
Infine, possiamo dire di aver almeno trovato traccia dell’articolo in base a cui il presidente Gallo ha già affermato di voler “dimezzare i tempi” del procedimento presso la sua Corte. Di cui abbiamo tanto parlato in     ILVA: Gallo presidente ad hoc? …
In quel pezzo andavamo alla ricerca dell’articolo, attraversando i testi normativi di riferimento, spazianti dal 1953 al 2008. Cui dobbiamo oggi aggiungere il seguente, sempre del 1953:
Bene, l’articolo 9 di questo ulteriore testo fondamentale così recita:
9. – Il Presidente della Corte, quando lo ritenga necessario, può con provvedimento motivato ridurre fino alla metà i termini dei procedimenti.

Apprendiamo inoltre che esiste qualche raro precedente per tali scelte di abbreviazione.
Una molto recente è relativa al conflitto di attribuzione scaturito dalla indagini della procura di Palermo, giunta ad intercettare addirittura il Presidente della Repubblica.
Atto per fortuna riconosciuto illegittimo (ma io direi eversivo…) dalla Corte, che ha risposto in tempi dimezzati.

Lieti di aver “risolto il caso”, grazie alla grande cortesia e disponibilità della nostre fonti a Piazza del Quirinale, non ci esimiamo però dal fra notare che parrebbe il caso di produrre un testo unico, che armonizzi le disposizioni reperibili in almeno sei diverse leggi, molte delle quali zeppe di articoli abrogati ed emendati dalle successive. Il tutto assai arduo da consultare, anche per lo specialista.
… al diritto dell’attuale Corte costituzionale: mille grazie alla nostra fonte!
Ciò gioverebbe a quella trasparenza e certezza del diritto che dovrebbe esser bandiera dell’alta corte di uno stato moderno. E che oggi non è in mundo, persino nelle norme che regolano sè medesima.
Ricordiamo come la differenza tra Pontifex maximus e Giudice di alta corte sta tutta nella codificazione delle norme a cui egli stesso, pur nel suo altissimo ed insindacabile giudizio, deve attenersi. 
L’assenza, come pure l’estrema disagevolezza nella conoscibilità di tali regole è sommamente indesiderabile.
Con questo auspicio vi rimandiamo a prossimo articolo, rivolto al tragitto processuale costituzionale che i giudizi suscitati intendono suscitare per ottenere “gisutizia”.

 

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