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ILVA: referendum cittadino, sentenze. Il comune di Taranto mente? Non sarà parte civile? gennaio 18, 2013

L’azienda agonizzante annuncia la fine delle risorse finanziarie.

Un referendum consultivo, tardivo e mozzo, utile forse ai soli piani del Governo. 

Il quesito sulla richiesta dei danni ad ILVA da parte del comune viene rimosso, in quanto tale domanda sarebbe già stata presentata. 

Ma apprendiamo che il tribunale di Lecce non la consente, perchè non nelle competenze dell’ente territoriale…

Corporeus Corpora ha nel frattempo mangiato la foglia sulla vicenda internazionale, mai dichiarata, che determina le sorti dello stabilimento, ben al di là dei suoi attori palesi.

Il notevole caos che in queste ore investe la città di Taranto vede gli operai in agitazione, perchè finalmente consci che non ci sono nè tarallucci nè vino per una composizione all’italiana del grave problema sollevato in questo ultimo anno. Ma noto già, ad esempio, al coriaceo intellettuale tarantino Antonio Rizzo alla fine dei ’70.
Le forze di polizia nel frattempo sono onnipresenti, già immaginando gli scenari apocalittici di una vasta parte della popolazione senza stipendi già alla metà di Febbraio. Ministri e commissari arrivano poi alla spicciolata, in successione.
Ma non solo. Notizie si rincorrono in una ridda di conferme, speranze, smentite…
Sino a ieri l’azienda presentava fantomatici piani per il futuro, prevedendo la riapertura di impianti e lavorazioni, nonostante le avvisaglie da noi denunciate al ritmo di “C’è da star svegli…”, pezzo uno e due.
Bene, orientiamoci.  


Il secolo XIX online affronta ormai apertamente la questione:

Dopo la Fim Cisl, che ieri ha proclamato lo sciopero a oltranza, anche l’Usb (Unione Sindacale di base) ha indetto lo sciopero dei lavoratori dell’Ilva sino alle 7 di domani, sabato 19 gennaio: è stata organizzata anche un’assemblea con presidio permanente nella sala del consiglio di fabbrica.
In una nota, l’Usb ha fatto presente che il direttore dello stabilimento, Adolfo Buffo, «ha lasciato chiaramente intuire che non c’è un serio piano industriale e che il gruppo Riva non ha soldi né per pagare gli stipendi né per ottemperare a quanto previsto dall’Aia, cosa che tra l’altro denunciamo da mesi».
Lo sciopero a oltranza ha provocato il blocco di diversi impianti: «In poche ore – si legge in una nota della Fim-Cisl – lo stabilimento è stato paralizzato. Fermi gli impianti dell’Acciaieria 1 (dall’1 di questa notte), Acciaieria 2 e Altoforno 5, mentre a breve si fermerà (per 48 ore) anche l’Altoforno 4».

Come scrivevamo giorni fa, il gruppo Riva ed ILVA, che scoprimmo con la Zamparutti esser debitrice per 2,7 miliardi di euro, non ha mezzi. O sostiene di non averli. Il che è il medesimo. 
Anche solo per gli stipendi di Febbraio. 
Le commissioni perse pare che si accumulino (tutte di area americana…), mentre il mercato affonda di suo…  per di più, leggiamo ancora sul secolo XIX,
Nuovi guai giudiziari, intanto, per la famiglia Riva, perché gli eredi di un ex operaio dell’ Ilva e di un vivaista che lavorava nei pressi dei nastri trasportatori del Siderurgico, morti per patologie che potrebbero essere collegate alle emissioni inquinanti dello stabilimento, hanno depositato alla Procura di Taranto un’istanza per chiedere il sequestro conservativo delle quote societarie detenute dal gruppo Riva con le società Riva Fire nell’Alitalia, pari al 10,62% del capitale sociale.

Siamo giunti all’osso. Anche Alitalia, già disastrata, è sotto scacco. Avevamo accennato anche a questo, mesi fa. Poichè Riva, obtorto collo, ne era diventato socio importante, sotto il governo Berlusconi.
La questione emerge proprio ora che si tratta per la cessione della compagnia di bandiera, nota bene.
Ma non basta. Il referendum, proposto mesi fa e soggetto a ritardi e censure nel tempo, rispunta adesso. Non prima del 14 Aprile, per fatti normativi. E privo del terzo quesito.
Ma leggiamo in proposito il corriere del mezzogiorno:
I cittadini di Taranto potranno rispondere il 14 aprile. Il sindaco Ippazio Stefàno, dopo il parere del comitato dei garanti, ha ufficializzato la data del referendum sulla grande acciaieria. La consultazione cittadina chiama i tarantini a esprimersi sulla chiusura o meno dell’acciaieria o della sua area a caldo. Si tratta di un referendum meramente consuntivo proposto dal comitato Taranto Futura nel 2007. Dopo i ricorsi al Tar di Lecce di Ilva, Comune e sindacati, la data rimase in sospeso. Il  dibattito è apertissimo e adesso vedrà i cittadini esprimersi sui due quesiti: 

1) Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’ acciaieria Ilva?
2) Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute e quella dei lavoratori, proporre la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali?».
Rimane fuori il terzo quesito sulla richiesta di risarcimento dei danni all’Ilva spa, perché – sottolinea una nota del Comune – «il Comune di Taranto ha già promosso l’azione di risarcimento nei confronti dei responsabili dello stabilimento per inquinamento ambientale». Il Comitato dei garanti ha anche respinto le proposte di referendum riguardanti Eni, Cementir e il nuovo ospedale “San Cataldo”.

Facciamo attenzione al grassetto ed al terzo punto, espunto (ho una passione per i bisticci…) .
A leggerla così, avrebbe anche senso. Azione già promossa, il problema non è più attuale… 
E invece no!
Non posso far altro che caricare qui un’immagine, scatto tratto dalla gazzetta del mezzogiorno odierna:
Nonostante la qualità povera del file, che ci è pervenuto così, si legge comunque bene che secondo il giudice monocratico di Taranto, nella persona del dottor Simone Orazio (autore anche di sentenze infauste per amici di Corporeus corpora), il Municipio tarantino non avrebbe legittimazione attiva a domandare danni ambientali ad ILVA e dirigenti in quanto solo lo Stato ne sarebbe dotato.
Pertanto tale parte della domanda andrebbe rigettata.
Un’ennesima, vistosa contraddizione nelle versioni presentate dalla stampa locale e nazionale, di cui sarebbe molto interessante venire presto a capo.
Resta il fatto che un referendum così tardivo rispetto alle vicende in stato avanzatissimo cui assistiamo può avere solo il significato di rimettere in discussione, almeno in termini di consenso pubblico, quello che è già diventato realtà. E pertanto fare il gioco dell’illegale stabilimento, di cui ormai si dice senza ritegno non essere in grado di sostenere i costi dell’AIA, nè i semplici stipendi di Febbraio della manodopera locale.
Siamo stati pertanto ottimi profeti, ad esempio in “AIA che male…” 
La soddisfazione è assai amara, considerata la drammaticità della condizione sociale ed economica tarantina, già sul punto di esplodere anche senza la bomba occupazionale ILVA.
Il ministro Clini, che fino a pochi giorni fa ventilava le sue dimissioni, per ragioni plausibili (forse forse Clini, se non si parla di ILVA e dei tempi in cui era spesso in Cina😉, ogni tanto torna ad essere un ministro dell’ambiente), ci fa sapere che
Nel caso di Taranto ci troviamo di fronte alla situazione inedita della contestazione da parte della magistratura delle leggi e delle direttive

Ma più correttamente potremmo dire che avendo il governo giocato sporco, posto la fiducia, scavalcato prerogative giudiziarie, nell’aspettativa di ottenere almeno il temporaneo sblocco del prodotto finito, che in caso di vendita avrebbe del tutto disperso la sua funzione di garanzia sul reato ipotizzato (vedete qui più approfonditamente), ha messo la magistratura nelle condizioni di sfruttare sino in fondo le sue armi, in un campo in cui, sino a sentenza di Corte Costituzionale, nessuno la potrà mai fermare. 
Salvo porre nel nulla l’intera struttura giuridica su cui la nostra pseudo Repubblica fonda la stessa esistenza e ragione d’essere.
Importante: Corporeus corpora da sempre insinua tra le righe che molte delle motivazioni e delle vicende reletive ad ILVA,  dell’ultimo anno così come di altri momenti cruciali della sua storia, passino per le leve ciclopiche della politica internazionale, economica e militare.
Oggi siamo in grado di ricostruire una vicenda indiziaria, crediamo primi in Italia e nel mondo, almeno pubblicamente.
Il prossimo post sarà dedicato ad ILVA nella geopolitica. I come ed i perchè a Taranto accade quel che accade. Forse il pezzo più importante sinora pubblicato:

“C’è da star svegli…”

 

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