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ILVA: lettera aperta a Nicola Porro, che troppo superficialmente pare occuparsi della questione gennaio 17, 2013

Nicola Porro, Facebook

Corporeus corpora, secondo tradizione, pubblica qui un intervento dell’Abate, tratto dal Blog di Nicola Porro.

 

Quest’ultimo, in ciò affratellato al primo Giannino, furentemente pro ILVA (come qui ricordiamo), appartiene alla sempre troppo nutrita schiera dei negazionisti. 
La discussione originale, con tutti i commenti e le risposte del giornalista, la trovate sul suo Blog, Zuppa di Porro.
Questo il testo del Porro, da cui tutto trae le mosse… a seguire i commenti abbaziali: il primo pubblicato e sinora, a differenza di altri, senza risposta. 
Il secondo in fase di moderazione, ancora non pubblicato:

Chiudono l’Ilva. Chiudiamo l’Italia

Tanto vale chiuderla, l’Italia. Stop. Fermiamo tutto. Blocchiamo, serriamo, sigilliamo. Ieri i giudici di Taranto a questo nobile intento si sono attenuti. La forma della legge sarà rispettata. Non lo mettiamo in dubbio. Ma già i romani insegnavano: Summum ius, summa iniuria. E cioè il massimo del diritto può rivelarsi il massimo dell’ingiustizia.
Non ricapitoleremo tutta la vicenda dell’Ilva di Taranto. Ciò che ci interessa è che sul piazzale di quella ditta ci sono prodotti per circa un miliardo di euro. E che i magistrati, per la terza volta, si sono di fatto opposti alla loro vendita. Nonostante una leggina ad hoc (e nella specialità di questa norma ci sarebbe il germe infetto) fatta dal governo Monti alla vigilia di Natale, i giudici di Taranto non hanno tolto i sigilli. La storia è scritta. La più importante azienda siderurgica italiana è praticamente morta: 6 miliardi di fatturato realizzati in Italia che vanno in fumo, 50mila dipendenti a spasso. È questione di giorni. In cassa la società dei Riva ha meno di 50 milioni: poche settimane di aria. Non c’è ancora nessuna sentenza definitiva. Ma indagini in corso. E l’oggetto del contendere, in questo caso, non è l’inquinamento ma semmai il suo prodotto.
La giustizia è cieca, si dirà. Ma anche al dettato del legislatore, che prevedeva lo sblocco di quei sigilli. C’è da piangere, ma piangere per davvero. Il caso Ilva è un simbolo. Quante imprese in Italia, che non fanno notizia, sono trattate con il metodo Taranto? Un lettore sempre pugliese ci ha scritto pochi giorni fa di aver subito un sequestro cautelare per una partita importante di olio extravergine. Ha perso la sua esportazione in America. Dopo poco è stato liberato (l’olio) perché erroneamente coinvolto. Nessuno ovviamente paga gli errori commessi. D’altronde perché i magistrati dovrebbero comportarsi diversamente da come fa lo Stato nei confronti dei privati? Pensate un po’ alla follia dell’inversione dell’onere della prova in materia tributaria: in cui è il contribuente a doversi giustificare e non l’amministrazione a dover provare. E i pagamenti? Lo Stato può soddisfare i crediti quando più gli aggrada. Siamo schiavi davanti ai burocratici. Siamo noi al loro servizio e non loro al nostro. È tutto sottosopra. Bottegai, commercianti, imprenditori che ancora intraprendono non sono degli eroi, sono dei disperati. Non hanno alternativa. Il nostro apparato statale così imperfetto ci vuole così perfetti che viene una rabbia incontrollata. Si chiama Leviatano.
Chi può scappa. Basterebbe guardare le statistiche. In cinque anni abbiamo perso un quarto della nostra produzione industriale: volatilizzata. In compenso nel 2010 (dati Istat) le imprese italiane hanno dovuto fare di necessità virtù e produrre all’estero. Scappare da Taranto ma anche da Varese o Trento. Le nostre mini multinazionali danno da lavorare all’estero a circa un milione di persone, per un fatturato da 220 miliardi di euro. Un gruppetto (circa cento) di piccoli imprenditori veneti capeggiati da un giovane artigiano di Vicenza (Sandro Venzo) hanno preso un pullman e sono andati nella vicina Carinzia per impiantare le proprie fabbriche.
Continuiamo così. Il lavoro ce lo troveranno magistrati, funzionari, direttori, impiegati della pubblica amministrazione. Che un giorno si sveglieranno e si accorgeranno che i loro stipendi non li paga più nessuno. L’Italia è chiusa. Se ne è andata.

Primo commento:
Lei, Porro… mi pare membro della commissione che giudicò Galilei … se sulla carta la Luna non ha crateri, è inutile mostrarglieli col cannocchiale… venga a Taranto, ne ho ospitati tanti quando son qui… ma suvvia, andiamo al punto.
Potrei scriverle ed argomentarle tante cose in drastica confutazione di quel che lei, con tanta leggerezza, sostiene…
Ma poichè a strigliar l’asino si perde spazzola e sapone, sia detto con simpatia (che qui lei non trova nè il solito ambientalista, nè il solito black block nè il solito fan delle procure, anzi…), se ci tiene faccia un salto da noi sul web… e troverà tanto, tanto materiale, cronachistico, scientifico, giuridico, industriale, sulla vicenda di cui borbotta, da non poterne più… e forse si farà un’opinione più fondata.
La lascio pertanto immantinente, in compagnia d’una sola osservazione:
  • Mi spieghi come mai Il senatore Vico agiva con furore, almeno verbale, nei confronti del Della Seta, reo di avanzare dubbi sulla salubrità dell’ILVA e ne dava conto appunto ad ILVA; 
  • perchè definivasi Gerolamo Archinà “maestro di insabbiamenti” e perchè lui stesso affermava di voler “pagare la stampa per tagliarle la lingua”; perchè egli bramava ed otteneva dalla Digos il sequestro degli stencil del centro sociale “Cloro Rosso”, con la dicitura “attenzione, città inquinata”, venendo informato direttamente dagli agenti degli accadimenti interni; come mai era così eccentrico da consegnare buste nelle piazzole di sosta delle superstrade ai periti del tribunale, la notte, invece che farlo in ufficio di giorno,
  • come mai Fabio Riva, già latitante, dice di essersi consegnato alla polizia britannica e non ne sappiamo nulla da un mese, 
  • perchè la commissione parlamentare di quel NO TAV di Pecorella scrive così:
“E’ come se si fosse fatto un salto indietro, all’incirca di più di cento anni quando, in corrispondenza dell’inizio dell’era industriale, non esistevano le norme a tutela dell’ambiente e dei lavoratori e la produzione era l’unico obiettivo da perseguire”, 

  • perchè persino Mantovano del PDL non ha cuore di votare a favore e si astiene, con tanto di dichiarazione
Insomma, perchè tutto questo can can? Per nascondere quel che poteva mostrarsi senza problemi? Per complicarsi la vita? Per sport? 
O non arriverà mica al punto da pensare che, poveri diavoli, lo facessero per sottrarsi al crudele accanimento di una magistratura, inerte per quasi 40 anni, che riempie di polveri ogni balcone dei Tamburi ogni giorno per dimostrare contro ogni evidenza la pericolosità di uno stabilimento quasi identico agli anni in cui fu costruito (affermazioni dell’ARPA puglia che troverà da me, con tanto di tabelle e imamgini)?
Suvvia, lo dica… meglio qualche centinaia di morti l’anno a Taranto ed un territorio, circoscritto e periferico, perduto per secoli, piuttosto che ridiscutere la produzione industriale nell’intera nazione, affrontando un crollo meritatissimo (anche per mera obsolescenza), che però potrebbe portarci ad un vero rinnovamento… per aspera ad astra, no? 
O lei è un altro di quelli che “…riforme si!! Ma per favore non mi spettinate…” ??
Mi faccia sapere.
Secondo commento:
@ Nicola Porro,
suvvia mi risponda… con me lei non ha bisogno di chiamare l’avvocato e nemmeno di presumermi quel che non sono, un parassita pubblico, un NO TAV, un agitatore da centri sociali… ho poca, spesso nessuna, simpatia per i magistrati… e per chi fa discorsi da regresso nelle campagne, tutti a cogliere le rape ed a vivere sorridenti, proprio come durante la guerra greco-gotica…
Ma la situazione di questa disgraziata città – in cui i ministri della Repubblica non vorrebbero mai vivere (e nemmeno le loro schiatte), per loro stessa, pubblica ammissione… eppure fanno di tutto, anche l’impossibile, per perpetrare le condizioni in base alle quali loro non ci vivrebbero mai, ma i locals invece ci devono campare – è davvero fuori controllo da ogni punto di vista. 
Vorrei prestarle i miei occhi, sa…
La politica, i sindacati, i giornali, le tv, hanno marciato pro azienda per un quarantennio, giocando sull’oggettiva miseria di questi luoghi, sull’indolenza meridionale, sulla corruzione dei colletti bianchi locali, sull’ignoranza che scuole di frontiera sgangherate e senza mezzi, non a caso, sono state incapaci e nolenti di ridurre…
Ora, pro bono pacis, nonostante stringenti (ahimè si, stringenti) risultanze scientifiche indichino una stretta correlazione (che ripeto basterebbe far due passi in zona per costatare con immediatezza) tra degrado ambientale, patente violazione sistematica delle norme (su cui nemmeno Clini ha mai osato obiettare, tanto è vero che ha proposto una nuova AIA e riconosciuto la sostanziale disapplicazione delle 416 prescrizioni precedenti) e varie malattie degenerative polmonari e neoplasiche (ovviamente solo per alcune tipologie…); nonostante bene o male la magistratura, nell’ambito dei suoi (enormi) poteri, abbia emesso atti su cui si è formato “giudicato cautelare”, giustificati da una perizia enorme e dettagliatissima, mai controbattuta nella sostanza, nemmeno dai periti di controparte… bene, nonostante tutto ciò ed altro ancora (ad esempio la dimenticanza dei loro drammi per decenni da parte della nazione, che allora non ricordava mai quanta parte del PIL provenisse dai due mari…), i cittadini di Taranto dovrebbero avere stima e apprezzamento di quel che lei scrive qui e di quel che ipotizza per loro ed i loro cari?
Invece di girarci intorno, dichiari chiaramente:
  • che da noi la vita umana vale meno che altrove, per decisioni prese 50 anni fa, irrevocabili;
  • che il territorio è condannato ad una, prima lenta, ora rapida agonia per il bene della nazione (che così bene ci ripaga…. venga a vedere che splendidi agi lucriamo col nostro sacrificio, venga a vedere di persona quali strepitosi servizi… fact checking, ricorda?);
  • che finchè il mercato dell’acciaio senza regole, sostenuto dal dumping ambientale più crasso, va avanti (diciamo 3 anni massimo? Tenga conto che ben altri stabilimenti chiudono in questi mesi in tutta Europa, dalla Spagna alla Polonia… e non per inquinamento, ma per carenza di ordini) 200.000 persone sono condannate alla monocultura più severa e senza soluzioni per quando, come inesorabilmente accadde al mercato della pergamena dopo la scoperta della carta, una produzione con tecnica anni ’50 non la vorrà più proprio nessuno, nemmeno scontata;
  • che qualche centinaia di vittime l’anno e qualche migliaia di malattie severe respiratorie (che nessuno nega) in più sono un piccolo prezzo da pagare (basta che non si sia tarantini, come aveva acutamente intuito l’egregio ministro Clini…) per evitare di mettere in discussione quel sistema socioeconomicoreligiosopoliticoinformativo pluridecennale, forse plurisecolare (alle volte venialmente illegale, ma che vogliamo che sia…) che le paga, meritatamente per carità, lo stipendio;
  • che pezza dopo pezza, decreto dopo decreto, ministro dopo ministro, papa dopo papa, se resta in piedi l’ILVA, forse la baracca non collassa per un altro quinquennio… e quando accadrà saremo già più vicini a nostra sorella morte corporale… e poi passerà tutto, finalmente, alla prossima generazione… oppure magari arriva il colpo di culo sperato e la Cina ce la farà a reggere la parte che fu della Russia sino alla metà degli anni ’90… e via con un nuovo valzer di prostituzione internazionale a nazioni sempre più illiberali e dispotiche…
Mi dichiari questo e ci saremo almeno capiti. E lascerò cadere la questione…
Oppure mi risponda nel merito. Oppure faccia un salto da me e si ravveda…
Insomma parli, agisca, o Porro…veda lei, magari ci inzuppi :) della sua “gaia scientia” e saremo noi a convertirci, chissà…
Ma vista dal vero la faccenda, mi perdoni la banalità, non mi/ci pare proprio possa esser pensata come la vuol pensare lei. 
Perchè un’ingiustizia maggiore di quella che qui si vive ogni giorno è davvero difficile da immaginare.
 

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