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Die Zeitgeist ottobre 21, 2012

Amici lettori,

in precedenza ho usato l’ultimo tema proposto dall’Abate per proporre una mia riflessione: cos’è il giornalismo oggi ? Non solo per chi lo fa ma anche per chi ne usufruisce. Per chi lo fa per una grande testata o per chi lo fa da un piccolo blog.

Per non parlare del fatto che le grandi testate hanno l’affanno e i privati cittadini sono diventati reporter e analisti.

Lo so per alcuni il tema non è nuovo, anzi, già puzza un po’. Recentemente ci sono stati sul tema convegni, si sono espressi in pubblico i responsabili delle grandi testate, è fresca la notizia che alcuni grandi giornali fra cui il Guardian dismetteranno il quotidiano su carta perché non riesce più a stare nei costi.

Il tema che sta a cuore all’Abate in questi giorni è ampiamente presente su testate grandi e piccole, Gilioli sull’Espresso ha addirittura chiesto le dimissioni del prefetto di Napoli Andrea de Martino.

Ma l’Abate ha una urgenza specifica su questo tema. E così sia. L’originalità dell’affrontare il tema anche noi, su cui interrogavo i miei interlocutori, è proprio questa.

Perché le urgenze passano attraverso il monitor. Lo credo davvero, non è retorica. Probabilmente i suoi lettori non troveranno nelle altre trattazioni del tema quel che trovano nella sua. E non credo si tratti dei suoi argomenti giuridici, tutto sommato non sorprendenti.

Si tratta, secondo me, di un tratto personale, che ognuno ha e che fatalmente caratterizza ogni scritto.

Eppure, eppure, rimane un mio cruccio sul taglio personale dell’Abate.

Allora adesso voglio usare un tema che starebbe a cuore a me per estendere la mia trattazione di cosa sia il blogging e il giornalismo oggi.

Perché se i miei punti di riferimento culturale sul tema non hanno certo bisogno della mia trattazione, anzi il contrario, può esserci qualcuno che non è a parte del processo cognitivo che su questo tema sto seguendo. E probabilmente l’Abate non è il solo.

Ci sono cose che secondo l’Abate nessuno scrive.

Capisco cosa voglia dire. Ma oggi questo è sempre meno vero. Non lo è per tutti. Chi certe cose vuole leggere, le può trovare.

Questa è una delle conquiste della editoria digitale. La democratizzazione per chi scrive e per chi legge.

Il punto è che lo spazio bisogna andarselo a cercare.

Se non lo si fa per chissà quale ragione, non si può però pretendere che il mondo sia quello che fu.

Non lo è.

Facciamo alcuni esempi, con le immagini che seguono:

Su facebook seguo una comunità che si chiama “Diritti dei gay. Alla Costituzione piace questo elemento“. Da quella comunità ho preso le schermate che precedono.
Come vedete, già l’ultima è più interessante delle prime tre.
Adesso prosegiuamo:

Come vedete queste già sono abbastanza interessanti.

Casi come questi, sebbene piccoli e non esattamente originali (la storia ne è piena) oggi sono alla portata di attivisti ed entusiasti di ogni risma.

C’è sempre qualcuno che riferisce di queste cose, da qualche parte. Ad essere disposti a cercarseli.

Ma proseguiamo:

L’ultima riferisce di come una circolare del Ministero dell’Interno che riservava assistenza abitativa ai poliziotti e ai loro coniugi, escludesse quelli dello stesso sesso o non sposati, ora non ricordo esattamente.

Ma proseguiamo:

Adesso usciamo un attimo dall’Italia e tiriamo una boccata d’aria internazionale

L’ultima si riferisce ad una cosa avvenuta a Mosca.

Permettetemi l’ultima chicca: un attivista gay diventato famoso su Youtube (Davey Wavey) festeggia il suo ventisettesimo compleanno e ripercorre in un filmeto il suo anno.

Fra le altre cose fa parlare un ragazzo che è stato allontanato dalla famiglia e accolto da una rete di attivismo GBLT. oggi sto ragazzo fa l’attivista e tiene conferenze sull’omofobia nelle scuole superiori per conto della stessa organizzazione che lo ha accolto.

Qui lo spezzone. Scusate per i sottotitoli mancanti, stasera sono di fretta.

Ma di testimonianze come queste ce ne sono tante.

Poi, se permettete, c’è qualcosa di personale. Questa è una foto che io ho condiviso sulla mia bacheca personale e che ha trovato il like di una persona a me vicina conosciuta per le battute omofobe anche un po grevi. Il senso di quel like, per me e per lui, lo potete immaginare

Oggi la creazione del senso non è affidata alle grandi televisioni. A partire da cose piccole ognuno si fa il suo, di senso, con le persone che gli sono vicine.

E poi ci sono le campagne per le tasse agli immobili del Vaticano, per la riduzione del finanziamento… tutto su facebook.

Per non parlare della primavera araba e della foto in cui villici di uno sperduto villagio color ocra, tutti con la barba e la palandrana, mostrano un cartello con scritto “grazie facebook”.

Oggi dire “non lo scrive nessuno” è più difficile.

Adesso dovrei spiegare quale sia l’importanza per chi LGBT non è di questo tema.

Meglio di me lo può fare questo articolo sullo Huffington Post italiano.

Fra l’altro, guardate la classifica dei più “cliccati” sulla prima pagina dell’Huffington Post di oggi 21 ottobre, quasi a mezzanotte:

Al primo posto “il Ken umano” e al secondo…

Ma qui c’è una chicca per l’Abate

Ecco.

Questo con una sola delle comunità su facebook, senza Twitter, Friendfeed, altri blog, grandi e piccoli, su un solo tema

Allora: oggi blog, nuovi giornali e social network scrivono quello che i vecchi giornali non scrivevano.

Varrebbe la pena di considerarlo, farsi un giro.

Magari così emergono spazi che non si consideravano e si riesce a mettere le cose in una prospettiva meno disperante.

Se invece ci si fa carico del dover fare giustizia, da un blogghetto, di quel che la stampa non dice, leggendo solo la stampa e rincorrendola, ci si dispera e non si è nenche troppo originali.

Sull’Ilva abbiamo fatto un lavoro di cui sono soddisfatto. Per ragioni un po’ culturali, un po’ di fatto, eravamo i più adatti a fare opera utile che la stampa sapevamo non avrebbe fatto.

Non abbiamo finito.

Sul resto siamo stati meno interessanti. E secondo me per migliorare l’assunto che l’agenda è quella proposta dalle prime pagine dei giornali è da rivedere.

 

3 Responses to “Die Zeitgeist”

  1. Il grande limite della comunicazione da social network è la frammentarietà.Che ne rappresenta anche il vantaggio, in termini quantitativi e dialettici. Ma l'informazione non è solo la notizia o la breaking new. E' il lavorio di chi ne intende la valenza e prova a fornirle una dimensione correlandola al contesto temporale, spaziale e causale cui appartiene. Allos copo di estrarne un senso ulteriore, se vi è.Questo, per la stessa materia di cui sono composti, risulta quasi impossibile ai social network. Nè è lì ricercato.Chi scrive testi più elaborati si sobbarca della responsabilità della selezione del materiale e delle conclusioni che ne trae.In Italia già si porta male la notizia, in genere… poi si fatica a trarne le conclusioni.Un'eccezione è appunto Report. Esempio del "metodo": Se leggo che dei "rivoltosi" ossessionati dal purismo islamico hanno preso a missilate un'ambasciata, la prima cosa che faccio, se già non lo so, è cercare di sapere quale gruppo "irregolare" è in grado di servirsi di armi sofisticate in quello scenario. Poi a chi può giovare, nella complessità delle forze in campo, quell'azione. Infine, chi può aver sfruttato il clamore ed il fanatismo per nascondervicisi in mezzo…Allo stesso modo, se leggo che un maturo benzinaio di Copertino, fino a quel momento mai notato da alcun compaesano compiere il minimo gesto "squilibrato", di colpo in una data simbolica attua strategie "militari" che avrebbe imparato ad usare tramite internet, senza preparazione specifica, per realizzare un attentato contro minorenni sconosciute, mi pongo molte domande.Ancor di più se gli muore il fratello di infarto un mesetto dopo. Maggiormente se la stampa cessa completamente di occuparsene e non pone più alcuna domanda agli inquirenti.Ovviamente, finchè non trovo indizi sufficienti o un plausibile bandolo della matassa preferisco non esprimermi… ma se qualcosa poi me li fornisce il discorso cambia… In tal caso non sarò io ad aver seguito la notizia, ma lei ad aver seguito me.Questo è tutto. Di nuovo buonanotte.

  2. E’ divertente vedere “i panni sporchi lavati in pubblico” ma mi crea un certo disagio intervenire, è un po’ come mettere il dito tra moglie e marito. Però non mi piace fare il lettore passivo, quindi un paio di cose le vorrei dire…Il limite dei social network,come sopra scritto, è la frammentarietà o per dirla chiaramente: parlano di tutto ma non dicono niente. Immensi in termini quantitativi, ma il livello qualitativo è davvero basso. E' vero ci trovi di tutto, e io ci sono in mezzo ogni giorno posso dirti che trovo qualsiasi cosa, ma poi devo scremare moltissimo, scremare e scremare ancora e alla fine di sostanza ce n'è poca. Un altro limite è che chiunque sul web può pubblicare qualcosa e credersi un giornalista, ma mica tutti sono Milena Gabanelli. Questo limite però è anche la sua più grande opportunità: anche chi non arriverà mai in prima serata su una rete nazionale può apportare un contributo significativo all’informazione in questo paese. Sull’ILVA avete fatto un lavoro innegabilmente straordinario, il materiale pubblicato è qualitativamente superiore a quello diffuso dai media “ufficiali” e sicuramente in termini di contatti avrete avuto grande soddisfazione da quei post. La partecipazione “passiva” è stata sicuramente alta, molti commenti, cioè la partecipazione “attiva” del lettore li ho visti anche in altri post, quelli che partivano da notizie apparentemente banali per porre una riflessione tutt’altro che banale. La capacità di chi scrive sta anche (soprattutto) in quello. Per pubblicare uno scoop o una notiziona che nessun altro ha ancora postato, basta essere buoni investigatori, avere fonti, informatori e contatti, giocare di anticipo. Per far riflettere occorre qualcosa di più. Faccio un esempio, la notizia, sicuramente farlocca, del neo padre centenario è rimbalzata ovunque in rete, ma il post qui pubblicato ha dato un punto di partenza diverso. Con alcuni amici ci ha dato spunto per un vivace scambio di opinioni, sul desiderio smodato di una parte dei giovani di oggi di spingere passeggini o sui quarantenni che questo desiderio non ce l’hanno mai avuto. La notizia di per se era davvero poca cosa, ma il modo in cui è stata posta ha dato uno spunto di riflessione. La differenza sta lì. Idem per quella della signora magistrato che ci ha fatto discutere per ore su quanto questo sia il paese del “lei non sai chi sono io” e sul fatto che tutti siano Dottori e Dottoresse, un Dott non si nega a nessuno, e per esperienza posso dirti che chiamare Signora o Signore anche il più piccolo ed insignificante burocrate scatena la stessa reazione della signora magistrato in questione. Discussioni, riflessioni, magari autocritica, quando chi scrive innesca questo genere di reazioni vuol dire che ha fatto centro no? Sennò scrive solo per autocompiacimento, per gratificare se stesso nel leggersi, non per arrivare a chi legge. Ma un buon scrittore vuole arrivare, vuole scatenare emozione, reazione, riflessione, vuole che a chi legge rimanga qualcosa in testa dopo che ha chiuso il pc. O no?Da quello che avevo capito, da lettore, lo scopo del blog era un’informazione che andasse oltre il conformismo, la strumentalizzazione, la manipolazione e spesso la superficialità dei media ufficiali. Insomma una riflessione da una diversa angolazione…. Se lo scopo era questo non importa la notizia di partenza purchè l’autore ponga la questione in modo da innescare un confronto che vada oltre la notizia stessa. L'originalità non sta nella notizia ma nel modo di porla, approfondila, seguirla. Ma è ovviamente solo la mia opinione. Buona giornata a tutti.PS per CatoGraham non essere sempre così ostile nei confronti di chi pubblica un commento.

  3. CatoGraham Says:

    non sono ostile, mi metto alla pari, non faccio paternalismi.Sui social network, in uno di quei riquadri, saremo comparsi anche noi con qualcuno dei nostri post.Pretendere che la riflessione, selezione eccetera si faccia solo qui, con la messe che e` disponibile, e` se non altro semplicistico.Soprattutto se altro non si guarda. Lo so che gli scritti dell´Abate hanno un target e anche una loro dignita´ identitaria, se vogliamo essere aulici, lo avevo anche sritto.Pero´ per alternativa all´informaione corrente avevo inteso una cosa diversa da "ancora unaltro giornale con un taglio specifico"Che mi sembra essere l´approccio della stampa mainstream morente.Seguito a ruota dalla supponenza nei confronti di un mondo che non si frequentaPer quanto mainstream, quella stampa e` gia´ piu´ avanti di noi, per certi versi


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