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Non Date a Cesare quel che è di Cesare, non date a Dio quel che è di Dio: gli Imam di casa nostra agosto 11, 2012

Dopo aver contribuito a destabilizzare lo Stato, per la Chiesa è oggi tempo di salvarlo.

Pensavamo che un nuovo dopoguerra fosse alle porte, con tutto il suo portato, confessionale e baciapile. E invece sorpresa: arriva un nuovo medioevo, questa volta dichiarato senza paura. 
Ecco qui, riprese dal sito http://www.net1news.org , le novità che la CEI ed il Vaticano mettono in campo, preparandosi alle cruciali elezioni del 2012:
I preti palermitani da pescatori di anime a pescatori di voti. Ma non quelli che si ricevono dopo vocazione e seminario, bensì quelli delle elezioni politiche.
Il mondo della Chiesa, infatti, dopo le dimissioni del governatore siciliano Lombardo si mobilita per le elezioni regionali di ottobre e crea il movimento “Uomini nuovi per una società di uguali e partecipi”, promosso da una ventina fra parroci guidati dal palermitano Felice Lupo e laici che si muovono in ambienti ecclesiastici.
“IL LUPO E L’AGNELLO” - La lista promossa da sacerdoti ha scelto come frase per il simbolo un motto del profeta Isaia: “Il lupo e l’agnello dimoreranno insieme”. <<Abbiamo già raccolto parecchie e convinte adesioni>> – ha detto don Lupo, parroco di Sant’Eugenio Papa a Palermo. Non ci saranno preti in lista, ma a loro spetta il compito di immettere nella politica attiva laici cattolici impegnati nell’itinerario di formazione alla vita buona del Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa>>. Il simbolo è stato già depositato alla Camera di Commercio di Palermo, mentre il programma sarà presentato ufficialmente in una conferenza stampa a fine agosto.

Cosa dire, nemmeno forse nel primo dopoguerra, neppure negli anni della DC a (quasi) il 50% dei voti si era giunti ad un tale atteggiamento. Una cosa è Don Sturzo, una cosa il reclutamento politico a livello locale diretto da parroci. E poi sparliamo dell’Iran e degli Imam … ecco qui una citazione dal volume “La via dell’IMAM”, di Renzo Guolo, edizioni Laterza:

L’ingegneria politica operata da Khomeini nella costituzione dello stato islamista è figlia di quella che potremmo definire una “riforma” all’interno dello sciismo. Khomeini riteneva che durante l’occultazione del dodicesimo imam (scomparso nell’874) la tutela degli affari e l’orientamento della comunità sciita fossero affidati al dotto giurista. Incarnando il velayat e faqih. Questo principio, che pose Khomeini stesso al vertice dello stato islamico iraniano, rompeva secoli di quietismo. Gli sciiti avevano sempre pensato che il dovere del clero fosse quello di aspettare la venuta del dodicesimo imam sotto forma di Mahdi e non quello di occuparsi di politica. Khomeini ruppe questa tradizione e nei suoi seminari degli anni sessanta a Najaf insegnava che Allah non poteva volere il prevalere del male sul bene, ben rappresentato da uno scià che governava in maniera “empia” il paese. Una grossa fetta del clero seguì l'”attivismo” di Khomeini…  Che vi ricorda????

Importantissime sono le colpe della Chiesa  nell’arretratezza della nazione, nella prosecuzione del familismo amorale e del clientelismo, per non parlare del nepotismo, termine creato appositamente per indicare la politica dei Pontefici. Oggi, avendo dimenticato di guardare la trave nel proprio occhio, vuole convincerci che sia in grado di eliminare la pagliuzza presente nel nostro.
Non voglio addentrarmi sulle motivazioni teologiche per cui una simile scelta risulta antitetica al messaggio cristiano che, non dimentichiamo, trova nel Vangelo (infinitamente più che nella Bibbia) il suo unico, autentico testo di riferimento: basti qui ricordare la moneta romana con l’effige di Cesare e la risposta di Gesù a chi gli domandava delle tasse, a segnare l’inesorabile laicità del vero Cristianesimo. L’unica norma è l’amore. Il resto, cosette per gli uomini che gli uomini devono vedersi far loro. Senza osare chiamare in causa Dio. Corporeus corpora, appunto.
monetazione romana
Capirete che depositare in Camera di Commercio il simbolo francescano del lupo, insieme all’agnus qui tollit, non è nello stile di “fuori i mercanti dal Tempio”.  
Vi lascerò pertanto col padre Dante, se desiderate di più sull’infondatezza delle pretese secolari del clero: su questo argomento, nel Monarchia in particolare, se la cava benissimo da solo
Egli per primo, che si buscò l’esilio per non piegarsi, si rivolterebbe oggi nella tomba.
C’è un unico aspetto positivo nel Papa Re che si sente così forte e senza resistenze da far le prove pubbliche per la corona: chi volesse lanciare un sasso e fargliela cadere di testa oggi almeno sa dove tirare.  Nella teca, invece, chi l’avrebbe mai centrata…

 

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