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Corpi nudi luglio 17, 2012

In questi giorni c’è la gazzarra indecorosa del PD e dei gay.
Fiumi di parole sono stati già scritti e noi di Corporeus Corpora conosciamo l’empatia e la misericordia, quindi non ve ne imporremo di ulteriori.
Se non, come nota al margine, che siamo mortificati dalla esperienza dei militanti LGBT nel PD, dalla base alla dirigenza.
I risultati del loro impegno sono disastrosi. L’ipotesi che i nostri amici democratici e LGBT possano avere convenienze non confessabili ci mortifica ulteriormente.

Passiamo a qualcosa di più corporeo, come ci compete.

Di questi giorni è la campagna dei nostri amici dell’associazione Certi Diritti
Si tratta della campagna del tesseramento per quest’anno e mostra i corpi nudi degli iscritti che invitano a loro volta all’iscrizione.
La pagina con tutte le foto è qui

Altro giro altra storia: un’ondata repressiva contro il nudismo su spiagge italiane tradizionalmente prestate a questo modo di intendere e intendersi.
La spiaggia dell’Arenauta di Gaeta, Lido Pizzo e Punta della Suina a Gallipoli e Lido Dante a Ravenna, avrebbero visto i raid delle nostre irreprensibili forze del disordine intimidire i bagnanti naturisti.
Le forze del disordine a quanto pare sarebbero accompagnate da vigilantes di aziende private, armati; uno di questi avrebbe intimato a un bagnante naturista di indossare il costume (cosa che ci farebbe invero sorridere, non fosse così rivelatrice di pochezze e autoritarismo – nota dell’Abate).
Per carità di patria e per momentaneo sconforto, rinunciamo alle domande sul come possa accadere che membri delle forze del disordine siano coadiuvate da personale di aziende private. Del resto, osserverete, che forze del disordine sarebbero ?

E che ci sia una giurisprudenza che stabilisce che il naturismo non è un reato non fa che confortare la coerenza delle nostre nel perseguire il disordine (Cass. pen., III sez., n.8959/1997, 1765/2000 e la n.3557/2000).
Tornando alla campagna di tesseramento di Certi Diritti, una sola foto mostra un nudo integrale ed è  censurata da Facebook in virtù di una sua policy che prescrive un aggrottamento delle sopracciglia alla visione di qualsivoglia nudo.
Alcuni dei nostri mortificati e mortificanti amici democratici hanno usato l’argomentazione per cui quella di Facebook è una regola generale: perché questo pene avrebbe dovuto essere trattato diversamente ?
Quindi, il tentativo sarebbe stato strumentale al potere di sollevare l’accusa di censura.
Il fatto che la Cassazione abbia stabilito che il nudo è parte della libertà di espressione per i nostri amici non rileva.
La policy di facebook è, per loro, legittima quanto le sentenze.
L’adozione generale, urbi et orbi, del profilo più basso possibile a costoro sta bene.
Questi paladini della responsabilità sociale, siccome a stabilire che la regola è semplice e non articolata (si/no) è un’azienda privata, non vedono ragioni di obiettare nulla.
Certo la foto è potuta comparire altrove. Forse ci penseranno meglio quando le policies sarano tali da impedire certe foto in maniera più estesa? Staremo a vedere.

 

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